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30Nov, 15

L’automobilista che rifiuta l’ alcoltest non può, per ciò solo, considerarsi ubriaco con la conseguenza che non potrà comminarsi allo stesso l’aggravante di aver causato l’incidente prevista per il reato di guida in stato di ebbrezza dall’art. 186 comma 2-bis del Codice della Strada. Tanto ha stabilito la Cassazione Penale a Sezioni Unite con la recentissima sentenza del 25.11.2015 n. 46625. Nella fattispecie il Codice della Strada prevede due aggravanti per chi guida in stato di ebbrezza: il raddoppio di tutte le sanzioni amministrativa previste per il tipo di ebbrezza accertato e il fermo amministrativo del veicolo per 180 giorni, senza che sia possibile sostituire la pena con i lavori di pubblica utilità.

Con la Sentenza in esame le Sezioni Unite penali della Cassazione hanno risolto il contrasto giurisprudenziale se la circostanza aggravante prevista dall’art. 186 comma 2-bis Cds con riferimento al reato di guida in stato di ebbrezza sia applicabile anche al rifiuto di sottoporsi all’accertamento per la verifica dell’eventuale stato di ebbrezza di cui all’art. 186 comma 7 Cds. La conclusione a cui sono giunti i giudici è che i due concetti di conducente in stato di ebbrezza e conducente che si rifiuti di sottoporsi all’accertamento dello stato di ebbrezza sono ontologicamente molto differenti in ragione del fatto che, nel caso dell’automobilista che si rifiuta di sottoporsi all’ alcoltest, è “implicita la mancanza, almeno nel momento perfezionativo del reato, di un accertamento dello stato di ebbrezza e dunque del presupposto necessario perché possa definirsi il soggetto attivo del reato come conducente in stato di ebbrezza, come tale al contempo passibile di incorrere nell’aggravante descritta ove abbia provocato un incidente, essendo per l’appunto sanzionata la condotta di colui che si rifiuta di sottoporsi ad un tale accertamento”. Da questo presupposto deriva il principio di diritto secondo il quale  “la circostanza aggravante di aver provocato un incidente stradale non è configurabile rispetto al reato di rifiuto di sottoporsi all’accertamento per la verifica dello stato di ebbrezza, stante la diversità ontologica di tale fattispecie incriminatrice rispetto a quella di guida in stato di ebbrezza”.Il conducente che si rifiuta di sottoporsi all’ alcoltest commette un reato di “natura istantanea” che si perfeziona, cioè, nel momento stesso del rifiuto, vale a dire “nel momento in cui l’agente ha espresso la sua indisponibilità a sottoporsi all’accertamento di tale stato mentre risulta estraneo ogni accertamento dello stato di ebbrezza”

Hanno inoltre chiarito i giudici che il fatto che l’art. 186 comma 7 Cds non faccia alcun esplicito riferimento o rimando al comma 2-bis non può essere ritenuto un mero difetto di coordinamento, ma piuttosto indice della chiara volontà del legislatore di non ritenere applicabile la circostanza aggravante di aver provocato un incidente al conducente che si rifiuti di sottoporsi alla verifica dello stato di ebbrezza. Le Sezioni Unite hanno preso in esame il significato letterale dell’art. 186 comma 7 Cds ed hanno sottolineato la “diversità ontologica” tra il conducente che versi in stato di ebbrezza – per il quale il raddoppio delle sanzioni è previsto in modo esplicito nel caso in cui provochi un incidente – e quello che rifiuta l’ alcoltest: in ragione del fatto che l’art. 186 Cds non stabilisce esplicitamente che il raddoppio delle sanzioni dovrà applicarsi anche a colui che si rifiuta di sottoporsi all’ alcoltest, dovrà concludersi per la non applicabilità di tali aggravanti al guidatore stesso.

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