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11Nov, 15

L’art 126 bis CdS (Codice della strada) impone al proprietario del veicolo di fornire all’organo di polizia che ha accertato la violazione, entro 60 giorni dalla data di notifica del verbale di contestazione, i dati personali e della patente del conducente al momento della commessa violazione. Il proprietario del veicolo che omette, senza giustificato motivo, di fornire i predetti dati è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da € 284 a € 1.133.

Con la recentissima Sentenza n. 307/2015 il Giudice di Pace di Campobasso ha però chiarito che, nell’applicare alla realtà concreta l’art 126 bis CdS, bisogna distinguere due casi:

  • se il proprietario del veicolo si disinteressa completamente del dovere di fornire comunicazione dei dati personali e della patente del conducente non rimettendo all’organo di polizia accertatore alcuna comunicazione in tal senso, incorrerà senza dubbio nella violazione dell’art 126 bis CdS e nell’applicazione della relativa sanzione;
  • se il proprietario del veicolo ottempera comunque all’obbligo di fornire una dichiarazione ex art 126 bis CdS seppur specificando di non ricordare chi fosse alla guida del veicolo al momento della commessa violazione, il suo comportamento dovrà ritenersi improntato a buona fede e, dunque, esente da colpa con conseguente inapplicabilità della sanzione amministrativa.

Nel caso specifico il ricorrente aveva fornito una dichiarazione ex art 126 bis CdS nella quale significava di essere impossibilitato a sapere, e quindi comunicare, con assoluta certezza chi fosse alla guida del veicolo al momento dell’accertamento della violazione sia perché era trascorso un considerevole lasso di tempo tra il giorno della rilevazione e quello in cui era stato notificato il verbale di contestazione, sia perché il veicolo era intestato alla società di cui era legale rappresentante e, per tale motivo, nella disponibilità dell’intero nucleo aziendale.

Il Giudice di Pace di Campobasso, in ragione di quanto innanzi, ha ritenuto che: “nulla può rimproverarsi a colui che in buona fede, a distanza di tempo dall’accertamento, non sia in grado di ricordare a chi aveva consentito l’uso della propria autovettura, circostanza di per sé idonea a costituire valida esimente, attesa l’assenza di colpa come requisito dell’illecito amministrativo”. Ha altresì chiarito il Giudice di Pace che al privato cittadino non può essere addossato alcun obbligo “inquisitorio e investigativo (prerogativa dello Stato) né lo stesso “può rischiare una querela per falsa dichiarazione o violare il diritto della legge sulla privacy, soprattutto quando determinate notizie le deve fornire dopo molti giorni dall’evento, non essendo stato presente alla commissione della violazione principale, come spesso può accadere”. In casi come questi, l’aver provveduto all’invio della dichiarazione ex art 126 bis CdS seppur specificando di non ricordare chi fosse alla guida del veicolo al momento della commessa violazione, è sufficiente a dimostrare la buona fede del proprietario del veicolo e la concreta volontà di adempiere all’invito dell’autorità e, di conseguenza, ad escludere l’applicazione della sanzione amministrativa anche in considerazione del fatto che alcuna sanzione amministrativa può essere comminata in conseguenza dell’azione posta in essere da soggetti terzi, sia essa dolosa o colposa.

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