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11Apr, 15

La Corte di Cassazione, con la Sentenza n. 6243 del 27.03.2015, ha sancito che “la Asl è responsabile civilmente, ai sensi dell’art. 1228 del codice civile, del fatto illecito che il medico, con essa convenzionato per l’assistenza medico-generica, abbia commesso in esecuzione della prestazione curativa, ove resa nei limiti in cui la stessa è assicurata e garantita dal Servizio Sanitario Nazionale in base ai livelli stabiliti secondo la legge”.

Si tratta di una decisione importantissima ed innovativa in ragione del fatto che, per la prima volta, la responsabilità per negligenza ed imperizia è stata addebitata non più esclusivamente al medico di base che ha sbagliato la diagnosi, ma è stata estesa anche alla Asl e questo sulla base del principio che il medico ausiliario dell’azienda sanitaria non è altro che un suo strumento imposto dall’assicurazione obbligatoria al SSN. Secondo i Giudici, infatti, il debitore effettivo della prestazione sanitaria resta esclusivamente la Asl mentre la circostanza che, di fatto, sia un medico convenzionato ad erogarla costituisce una mera modalità di adempimento.

La Suprema Corte ha, dunque, affermato il principio della responsabilità solidale tra Asl e medico generico, anche se quest’ultimo sia solo convenzionato con il Servizio Sanitario Nazionale e non dipendente ed anche a prescindere dal fatto che sia stato o meno liberamente scelto dal paziente.

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