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4Dic, 15

Chi guida in stato d’ebbrezza può essere sottoposto al prelievo del sangue ai fini dell’accertamento del tasso alcolemico: gli artt. 186 e 186 bis del Codice della Strada prevedono infatti la possibilità per gli organi di Polizia stradale, in ogni caso di incidente ovvero quando abbiano altrimenti motivo di ritenere che il conducente del veicolo si trovi in stato di alterazione psicofisica derivante dall’influenza dell’alcool, di effettuare la prova alveolare (il c.d. alcoltest) con lo strumento in loro dotazione oppure, in alternativa, di accompagnare il guidatore nella più vicina struttura sanitaria perché sia effettuato il prelievo del sangue  e l’accertamento del livello di alcool in circolo.

Per  procedere concretamente al prelievo del sangue, e dunque alla verifica della percentuale di alcool assunta dal guidatore, non è necessario acquisirne il preventivo consenso – dunque, il conducente può essere “costretto” a sottoporsi al prelievo – ma lo stesso va informato della facoltà di farsi assistere dal proprio legale di fiducia, a pena di inutilizzabilità e nullità dell’accertamento ematico stesso. Questo è quanto stabilito dalla Sentenza n. 46386/2015 emessa dalla Cassazione Penale, IV sezione, che ha preso in esame il caso di un giovane automobilista che, guidando in stato di ebbrezza, aveva causato un incidente stradale con feriti ed era stato condotto in ospedale per essere sottoposto agli esami ematici (che avevano poi in effetti riscontrato un tasso alcol emico pari a 1,55 g/l).

Il conducente ricorreva in Cassazione lamentando che il prelievo era stato effettuato senza richiedere il suo preventivo consenso nonché senza il preventivo avviso della possibilità di farsi assistere da un proprio difensore di fiducia.

La Cassazione penale ha rigettato il primo motivo di impugnazione specificando che, nel caso di coinvolgimento del conducente in un incidente stradale e di ricorso all’assistenza medica da parte di una struttura sanitaria, l’accertamento del tasso alcolemico può essere comunque effettuato indipendentemente dal fatto che quest’ultimo abbia o meno prestato il proprio consenso.

La Cassazione ha invece ritenuto fondato il secondo motivo di impugnazione sostenendo che il conducente doveva essere preventivamente avvisato della possibilità di richiedere l’assistenza del suo legale di fiducia: “posto che l’avvertimento del diritto all’assistenza difensiva di cui all’art. 114 disp. Att. c.p.p. (…) è riferibile anche agli accertamenti eseguiti dalla p.g. sul tasso alcolemico del conducente di un veicolo ai fini della verifica dell’eventuale stato di ebbrezza, rileva come nel momento in cui tali verifiche vennero effettuate, dovessero ritenersi già emersi a carico del conducente indizi di reità per una fattispecie di guida in stato di ebbrezza, tanto che, prima di procedere a tale accertamento indifferibile e urgente, al medesimo avrebbe dovuto essere dato avvertimento della facoltà di farsi assistere da un difensore di fiducia”. In altre parole, poiché nel momento stesso in cui viene richiesta la verifica del tasso alcolemico presente nel sangue del guidatore, sono già rilevabili a suo carico degli indizi di colpevolezza per il reato di guida in stato di ebbrezza, questi avrà certamente diritto di richiedere l’assistenza del proprio legale di fiducia.

Nel caso di specie non essendo utilizzabile la prova ematica (perché acquisita senza il necessario preventivo avvertimento della possibilità di farsi assistere da un proprio legale di fiducia) e non essendovi altre prove della guida in stato di ebbrezza, la Cassazione ha concluso per l’assoluzione del conducente perché il fatto non sussiste.

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