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25Nov, 15

E’ illegittimo il licenziamento per giusta causa del lavoratore che usa il computer del posto di lavoro per collegarsi a internet, scaricare e-mail e programmi se il detto utilizzo personale del pc aziendale non determina una significativa diminuzione o il blocco dell’attività d’impiego tale da sottrarre al lavoro una quantità di tempo rilevante e, quindi, compromettere il rapporto di fiducia con il datore di lavoro. In casi come questi, andrà applicata una sanzione conservativa, ma non ci si potrà spingere fino al licenziamento.

Questo è quanto stabilito dalla Sezione lavoro della Corte di Cassazione con la Sentenza n. 22353/2015 con la quale è stato respinto il ricorso di una società che aveva licenziato un proprio dipendente scoperto, durante il turno di lavoro, ad utilizzare il computer aziendale in sua dotazione per leggere e-mail, scaricare programmi e navigare su internet. Secondo la società ricorrente questo comportamento del dipendente avrebbe concretizzato anche una violazione del dovere di diligenza previsto dall’art. 2104 c.c. in ragione del fatto che diversi preavvisi erano stati dati per invitare i dipendenti ad un uso più attento della strumentazione aziendale; la società aveva altresì contestato al lavoratore di aver installato alcuni programmi coperti da copyright e software non forniti dall’azienda che “non comportavano solo un utilizzo improprio dello strumento aziendale, ma un utilizzo illegittimo perché attuato in violazione dell’art. 64 della L. 633/41 con il rischio di responsabilità quantomeno civile del datore di lavoro”

I Giudici della Suprema Corte hanno ritenuto che tutti i predetti comportamenti posti in essere dal lavoratore avrebbero dovuto essere puniti con l’applicazione di una sanzione conservativa così come previsto dall’art. 53 del contratto collettivo senza adottare rimedi diversi e più gravi di quelli contrattualmente enunciati.

Ai fini della quantificazione del tempo sottratto all’attività di lavoro, l’espletata c.t.u. aveva evidenziato che sia il tempo di navigazione in internet che quello impiegato per l’utilizzo personale della posta elettronica erano di difficile quantificazione temporale e che, seppur fossero presenti alcuni file multimediali non legati all’attività lavorativa e fossero stati installati alcuni programmi coperti da copyright, la loro effettiva utilizzazione oltre il periodo concesso come dimostrativo non era accertabile.

Sulla base di queste risultanze, la Corte ha escluso la sussistenza nel comportamento tenuto dal lavoratore di profili di responsabilità così gravi da legittimare il licenziamento in ragione del fatto che la condotta da questi tenuta non aveva sottratto tempo all’attività lavorativa né tanto meno bloccato la stessa e, pertanto, non aveva provocato danni all’attività produttiva aziendale.

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