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27Mag, 15

La Corte di cassazione, Sezione Lavoro, con la Sentenza n. 10037 del 15 maggio 2015 ha statuito che rispondono in solido del reato di mobbing l’autore materiale della condotta illecita ed il datore di lavoro. Nello specifico la Suprema Corte ha chiarito che “la circostanza che la condotta di mobbing provenga da altro dipendente in posizione di supremazia gerarchica rispetto alla vittima, non vale ad escludere la responsabilità del datore di lavoro su cui incombono gli obblighi di cui all’art. 2049 del codice civile, ove questo sia rimasto colpevolmente inerte alla rimozione del fatto lesivo”.

In altre parole, se il datore di lavoro viene a conoscenza che un proprio dipendente sta subendo vessazioni da parte di un superiore gerarchico e non si attiva per tutelarlo e far cessare immediatamente tale situazione, risponderà anch’egli in solido delle vessazioni; questo in ragione del fatto che l’imprenditore (o l’ente pubblico) ha, tra i propri obblighi, anche quello di tutelare la salute psicofisica dei propri dipendenti. Solo nel caso in cui il datore di lavoro sia completamente all’oscuro della situazione, a risponderne sarà unicamente il soggetto che materialmente pone in essere le azioni ostili.

Nel corpo della sentenza la Cassazione chiarisce anche quali sono i parametri che concretizzano il mobbing:

  1. i comportamenti persecutori e vessatori devono svolgersi sul posto di lavoro;
  2. il conflitto deve essere in corso da almeno sei mesi o, nel caso di attacchi particolarmente frequenti ed intensi (c.d. “quick mobbing”) da almeno tre;
  3. le azioni ostili devono concretizzarsi più volte al mese;
  4. le azioni subite devono appartenere ad almeno due di cinque specifiche categorie: attacchi ai contatti umani e alla possibilità di comunicare; isolamento sistematico; cambiamenti nelle mansioni lavorative; attacchi alla reputazione; violenze e/o minacce di violenza;
  5. la vittima deve trovarsi di una posizione costante di inferiorità;
  6. nella vicenda deve essere riscontrabile un disegno vessatorio coerente e finalizzato, chiaramente ostile e negativo.
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