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9Nov, 15

Il Decreto Legge 83/2015 convertito con modificazioni dalla Legge 6 agosto 2015 n. 132 ha modificato l’art. 545 c.p.c. in materia di crediti impignorabili aggiungendo i seguenti commi: “Le somme da chiunque dovute a titolo di pensione, di indennità che tengono luogo di pensione o di altri assegni di quiescenza, non possono essere pignorate per un ammontare corrispondente alla misura massima mensile dell’assegno sociale, aumentato della metà. La parte eccedente tale ammontare è pignorabile nei limiti previsti dal terzo, quarto e quinto comma nonché dalle speciali disposizioni di legge. Le somme dovute a titolo di stipendio, salario, altre indennità relative al rapporto di lavoro o di impiego, comprese quelle dovute a causa di licenziamento, nonché a titolo di pensione, di indennità che tengono luogo di pensione, o di assegni di quiescenza, nel caso di accredito su conto bancario o postale intestato al debitore, possono essere pignorate, per l’importo eccedente il triplo dell’assegno sociale, quando l’accredito ha luogo in data anteriore al pignoramento; quando l’accredito ha luogo alla data del pignoramento o successivamente, le predette somme possono essere pignorate nei limiti previsti dal terzo, quarto, quinto e settimo comma, nonché dalle speciali disposizioni di legge. Il pignoramento eseguito sulle somme di cui al presente articolo in violazione dei divieti e oltre i limiti previsti dallo stesso e dalle speciali disposizioni di legge è parzialmente inefficace. L’inefficacia è rilevata dal giudice anche d’ufficio”

Importante analizzare gli aspetti pratici e numerici della norma prendendo in esame le singole ipotesi:

  1. ASSEGNO SOCIALE. Anzitutto bisogna chiarire che cosa si intende per assegno sociale: è quella parte della pensione o dello stipendio o dell’assegno di quiescenza (attribuito di diritto al dipendente di ruolo collocato a riposo, comprendente la liquidazione e la pensione) o delle altre indennità che tengono luogo di pensione necessaria per garantire al titolare i mezzi adeguati per far fronte alle proprie esigenze di vita. Detta somma, proprio in ragione del fatto che rappresenta il minimo vitale per il soggetto, è impignorabile. L’importo dell’assegno sociale per il 2015 è stato fissato dall’Inps in € 448,52 per tredici mensilità per un importo totale annuo di € 5.830,76.
  2. PIGNORAMENTO DELLA PENSIONE. E’ impignorabile la parte della pensione pari ad una volta e mezzo la misura dell’assegno sociale. In pratica, la parte impignorabile della pensione è pari ad € 672,78 (importo dell’assegno sociale aumentato della metà: € 448,52 + 224,26). La parte eccedente tale importo potrà essere pignorata ma sempre nei limiti del quinto dell’importo. Volendo fare un esempio pratico: se un soggetto percepisce 1.000,00 € a titolo di pensione, la parte impignorabile sarà pari a 672,78 €, la somma residua, pari ad 327,22 € sarà pignorabile nella misura di 1/5 e cioè nella misura di 65,44 €.
  3. PIGNORAMENTO DELLE SOMME SU CONTO CORRENTE BANCARIO O POSTALE. Per quanto concerne gli stipendi e le pensioni accreditate su conto corrente bancario o postale intestato al debitore occorre operare una distinzione temporale:
  • se le somme sono state accreditate in data precedente a quella del pignoramento, potranno essere pignorate per il solo importo che eccede il triplo dell’assegno sociale, ossia per le somme eccedenti 1.345,56 €;
  • se le somme sono state accreditate nella stessa data del pignoramento oppure successivamente, potranno essere pignorate nei limiti previsti dal terzo, quarto, quinto e settimo comma dell’art. 545 c.p.c. nonché dalle speciali disposizioni di legge
  1. PIGNORAMENTO ESEGUITO IN VIOLAZIONE DELLE PRECEDENTI NORME Il pignoramento eseguito in violazione dei divieti o oltre i limiti previsti dal novellato testo dell’art. 545 c.p.c. è parzialmente inefficace relativamente alle somme prefissate e, dunque, impignorabili e l’inefficacia è rilevabile, anche d’ufficio, dal giudice dell’esecuzione.
  2. TEMPI APPLICAZIONE DELLE NORME. Le nuove disposizioni contenute nell’art. 545 c.p.c. trovano attuazione immediata anche relativamente ai procedimenti già pendenti alla data dell’entrata in vigore del Decreto Legge, ossia il 27 giugno 2015.
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