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30Apr, 15

Se i coniugi gestiscono insieme un’attività imprenditoriale ed uno dei due ha un atteggiamento dispotico e prevaricatore nei confronti dell’altro, questo potrebbe giustificare la proposizione e l’accoglimento della richiesta di addebito dell’eventuale separazione personale.

E’ quanto stabilito dalla Cassazione Civile, VI sezione, con la Sentenza n. 8094 del 22 aprile 2015 nella quale si legge: “se i coniugi esercitano congiuntamente un’attività economica per trarne i mezzi di sostentamento della famiglia essi debbono collaborare in posizione paritaria nell’esercizio e nella gestione dell’attività comune senza che l’uno possa pretendere di gestirla ad esclusione dell’altro”; questo in applicazione delle norme di legge che impongono ai coniugi il dovere di collaborazione reciproca e la concorde determinazione dell’indirizzo della vita familiare.

In ragione di quanto innanzi il comportamento dispotico e prevaricatore di uno dei due coniugi che pretenda di gestire in via esclusiva l’attività imprenditoriale comune senza lasciare margini decisionali all’altro è tale da compromettere, se protratto nel tempo, l’affectio coniugalis e, di conseguenza, sufficiente a giustificare l’addebito della separazione personale.

Attraverso un simile comportamento, ha precisato la Suprema Corte, il coniuge viola il principio di pari dignità dei coniugi (attuando pressione psicologica sul coniuge più debole) e concretizza una lesione dei diritti e dei doveri nascenti dal matrimonio: in ragione di ciò potrà essergli addebitata la fine del rapporto coniugale.

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