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27Apr, 15

Con la Sentenza n. 16899/15 la Cassazione Penale ha sancito che il sesso è uno dei modi essenziali in cui si esprime la personalità umana e, pertanto, rientra tra i diritti inviolabili dell’individuo garantiti e tutelati dalla Costituzione.

Tuttavia, la Suprema Corte ha chiarito che non si tratta di una “libertà indisponibile” e che, quindi, occorre il consenso dell’altra persona, una sorta di “collaborazione reciproca tra i soggetti che vengono in relazione sessuale tra loro”. In quest’ottica il sesso estremo, il sesso sadomaso, il bondage e qualunque altra pratica di dominanza e sottomissione sono lecite solo a condizione che vi sia il consenso da parte di tutte le persone coinvolte. Tale consenso deve sussistere per qualsiasi atto sessuale ma, a maggior ragione, nelle pratiche sadomasochistiche nelle quali il rapporto è “caratterizzato dalla tendenza di un determinato soggetto a provare piacere fisico o interiore nell’infliggere ad altri una sofferenza e, per la parte masochistica, da una particolare forma di inclinazione psico-sessuale del partner passivo consistente nel provare la necessità di farsi umiliare e/o subire maltrattamenti”.

Rapporti estremi e pratiche di sesso sadomaso, ha concluso la Cassazione Penale, sono ammissibili e quindi leciti purché vi sia “un reciproco scambio di consensi informati, liberi e revocabili e a condizione che i soggetti interessati non si trovino in situazioni patologiche, la cui presenza finirebbe con il neutralizzare il consenso, rendendolo privo di effetti giuridici per carenza della piena capacità di intendere e di volere”.

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