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28Mar, 15

La Corte di Cassazione, seconda sezione penale, con Sentenza n. 11467/2015 ha sancito che il tradimento è un modo di autodeterminarsi e, quindi, un diritto inviolabile dell’individuo garantito e tutelato dall’art. 2 della Costituzione.

Alla luce di quanto innanzi, chi ha un sospetto di tradimento e si impossessa con la forza del cellulare del compagno (o ex compagno) per smascherarne ed avere le prove dello stesso, rischia di essere condannato per rapina. Secondo la Cassazione, infatti, violare la riservatezza sui contenuti di un cellulare va ad incidere sulla libertà del proprietario e determina un’ingiusta utilità “morale” consistente nel “prendere cognizione dei messaggi che la persona offesa abbia ricevuto da un altro soggetto”.

Secondo i Giudici della Suprema Corte, il tradimento rientra tra le libertà inviolabili dell’individuo di intraprendere altre relazioni pur sussistendo un rapporto sentimentale (non – importante sottolinearlo – matrimoniale perché in tal caso vi sarebbe violazione dell’obbligo di fedeltà) con un’altra persona: “L’instaurazione di una relazione sentimentale fra due persone appartiene alla sfera della libertà e rientra nel diritto inviolabile all’autodeterminazione fondato sull’art. 2 della Costituzione, dal momento che non può darsi una piena ed effettiva garanzia dei diritti inviolabili dell’uomo (e della donna) senza che sia rispettata la sua libertà di autodeterminazione. La libertà di autodeterminazione nella sfera sessuale comporta la libertà di intraprendere relazioni sentimentali e di porvi termine”.

La Cassazione, alla luce dei predetti principi, ha chiarito che nessuno può pretendere di impossessarsi del cellulare altrui quando si ha un sospetto di tradimento: in questi casi, infatti, l’ingiusto profitto necessario per la configurazione del reato di rapina verrebbe a concretizzarsi non in un profitto strettamente economico, ma in quello morale ovvero leggere i messaggi indirizzati all’altra persona.

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