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5Nov, 15

Chi minaccia qualcuno di pubblicare su Youtube un video compromettente che lo riguarda si rende colpevole del reato di violenza privata previsto e punito dall’art. 610 c.p.: “chiunque, con violenza o minaccia, costringe altri a fare, tollerare od omettere qualche cosa è punito con la reclusione fino a quattro anni”.
Se poi alla minaccia fanno seguito i fatti, ossia se il video viene effettivamente pubblicato su Youtube, al reato di violenza privata si aggiunge quello di illecito trattamento dei dati personali previsto e punito dall’art. 167 del D.lgs 196/2003: “Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, al fine di trarne per sé o per altri profitto o di recare ad altri un danno, procede al trattamento di dati personali in violazione di quanto disposto dagli articoli 18, 19, 23, 123, 126 e 130, ovvero in applicazione dell’articolo 129, è punito, se dal fatto deriva nocumento, con la reclusione da sei a diciotto mesi o, se il fatto consiste nella comunicazione o diffusione, con la reclusione da sei a ventiquattro mesi”.
Questo è quanto affermato dalla Corte di Cassazione penale, III Sezione, con la Sentenza n. 40356 dell’ottobre 2015. Nel caso di specie, un ragazzo calabrese costringeva una ragazza “ad avere contatti informatici con lui sotto continue minacce di pubblicazione in rete di un video che la ritraeva in pose oscene”. Nello specifico l’imputato inviava numerose e-mail alla vittima avvertendola che, se avesse continuato a bloccarlo e a non rispondere ai suoi messaggi, avrebbe reso accessibile il video che ritraeva la ragazza con la gonna sollevata a tutti gli utenti di Youtube. Con questo tipo di minacce l’imputato riusciva a tenere “sotto scacco” la vittima compromettendo il suo diritto all’autodeterminazione e costringendola di fatto ad adeguarsi alle sue volontà e, quindi, ad intrattenere con lui rapporti telematici.
La Corte di cassazione ha chiarito che il delitto di violenza privata è un reato di danno nel quale la condotta punita consiste nel forzare la volontà di un altro soggetto, mentre l’evento lesivo “si concretizza nel comportamento coartato di colui che l’ha subita”. Nel caso di specie i giudici hanno precisato che “la lesione del diritto della vittima alla riservatezza dell’immagine si è concretizzata nel momento in cui l’imputato ha inserito il video che ritrae quest’ultima in pose compromettenti nel circuito di Youtube” a nulla rilevando che non avesse inserito i criteri di ricerca.
Quanto al reato di illecito trattamento dei dati personali, la Suprema Corte ha ritenuto concretizzarsi la lesione del diritto alla riservatezza dell’immagine nel momento stesso in cui il video è stato inserito nel circuito on line perché è in questo momento che viene a giuridica esistenza il “nocumento” per la persona offesa precisando altresì che detto nocumento “ nella fattispecie precedente si configurava come circostanza aggravante, oggi costituisce elemento essenziale del reato, ovvero condizione obiettiva di punibilità” per cui la figura criminosa dovrà essere inquadrata nei reati di danno e non più di mero pericolo.

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